Naomi- La mia Rinascita _ (di Giorgia)

Alcune persone mi hanno chiesto “ma quando hai deciso per un hbac?” E “perché proprio un hbac?”

In realtà questo mio desiderio di una nascita rispettosa per una successiva gravidanza inizia da subito dopo il cesareo della mia primogenita Martina. So in cuor mio che almeno un'altro figlio lo avremmo fortemente voluto, anche perché il dono che una possa fare all proprio figlio è donare un fratello. Un fratello è per tutta la vita.

La mia consapevolezza e il forte desiderio di voler fare le cose diversamente come accennavo prima nasce già da subito e viene scaturito da un mio malessere interno. Come è solito per me dire: “Non sarei arrivata fin qui se non avessi subito un cesareo inutile”. All'epoca non riesco neanche ad accorgermi che soffro e continuerò a soffrire di depressione post partum negli anni seguenti. So però che dentro di me qualcosa non va...che qualcosa è andato storto e continuo ad incolparmi. La colpa me la porto addosso come un peso enorme. Non riesco a capire perché non riesco ad essere felice per la nascita di mia figlia. Una figlia tanto voluta e programmata. Mi sento inadeguata, una madre inutile ed incapace ma sopratutto una donna a metà. Incomincio a documentarmi, a leggere tutto quello che mi capita fra le mani. La mia voglia di sapere è come la sete, non finisce mai...è infinita. Intanto leggo libri che mi aiutano a superare il mio cesareo per far guarire la mia anima e convivere con la ferita fisica ed emotiva. Scopro pian piano che non sono sola ma che quello che mi è capitato è successo a tante altre donne come me. E scopro sopratutto che quello che è successo non è stata colpa mia. Mi iscivo ad Ican e a vari forum e racconto la mia storia. Sono sulla retta via per la guarigione ma nonostante ciò passeranno anni prima di riprovarci per un secondo figlio un po' per un fattore lavorativo un po' per i scarsi aiuti per la logistica e anche per dei periodi difficili che dobbiamo affrontare.

Il 5 novembre scorso il mio corpo decide che il mio utero e la mia anima sono finalmente guariti e sono pronti ad accogliere in grembo lo straordinario dono della vita. Inizia così il mio percorso. Non decido subito per un hbac. La decisione che mi porterà al hbac sarà un percorso lento e graduale che verrà naturalmente. Faccio un passo indietro e ritiro fuori tutte le informazioni che ho raccolto negli anni. Rileggo tutto e a distanza di anni trovo altre informazioni e statistiche più recenti. Vengo a conoscenza di vari gruppi di supporto su facebook come VBAC: parto naturale dopo cesareo e in particolare il gruppo Inncesareo di cui oggi faccio parte come amministratrice e volontaria attiva. Devo molto a questi gruppi perché attraverso loro ho imparato ancora di più e donando il mio sostegno ha permesso me di lottare ad ottenere la mia rinascita e di aiutare sopratutto altre donne ad ottenere i loro vbac.

Decido di comunque farmi seguire dal mio ginecologo che è al corrente della mia sindrome dell'ovaio policistico e che fortunamente mi aggiunge una settimana in più alla dpp da ultima mestruzione in tal modo da guadagnare del tempo nel caso decidessi di andare all'ospedale dove ho partorito la prima volta. In aggiunta verso l'inzio dell'anno nuovo faccio una colloquio iniziale con l'ostetrica che mi accompagnerà durante il meraviglioso percorso nascita di mia figlia. E' solo un colloquio iniziale lei mi dice, la decisione spetta a noi e deve essere maturata nel tempo. Io e mio marito abbiamo ancora molte domande e dubbi da chiarire ma li affrontiamo con il tempo e decidiamo assieme che il parto a domicilio è la scelta giusta per noi, per la nascita indisturbata che vorremmo donare a nostra figlia. Decidiamo così di intraprendere il percorso dell'hbac dicendolo solo alle poche persone che potessero capire, poche ma buone. Il mio riscatto lo volevo e lo volevo nel migliore dei modi senza preoccupazioni e stress e troppa gente che facesse domande.

Debbo dire che è stato un percorso emozionante quanto difficile e tortuoso. Ho avuto anche io degli alti e bassi, gente che non credeva in me ma accanto rimaneva mio marito, il mio angelo custode che ogni volta mi riportava alla razionalità. Ero tutto ciò che contava. Lui era il mio alleato e sapevo che mi avrebbe supportato in qualsiasi cosa avessi deciso. Perché un hbac? Perché sapevo con tutta me stessa che non volevo essere ritagliata. Avevo paura...paura dell'incapacità di affrontarne un'altro di intervento, paura della sconfitta, paura di non potermi prendere cura delle mie figlie già da subito, paura di dover di nuovo attraversare un periodo buio di nuovo della mia vita da non potermi tirarmene fuori questa volta. E il rischio di un'altro taglio era troppo alto dovuto al fatto che sarei quasi sicuramente andata oltre termine. Dovevo evitarlo a tutti i costi...anche se la mia ostetrica tosta ma dolce allo stesso tempo mi faceva sempre presente che l'eventualità di un trasferimento in ospedale a 5 minuti da casa c'era sempre nel caso il travaglio non avesse rispettato la fisiologia.

Ed è così che la mattina del 7 agosto mi risveglio verso le 5 di mattina con dei dolori che questa volta durano più di due ore. Nelle settimane precedenti avevo già perso parte del tappo mucoso esterno e avuto prodromi dalle 5 alle 7 di mattino in qualche occasione. Questa volta i dolori al basso ventre e ai reni continuano a farsi sentire. Mi metto a dondolare sulla palla, cammino per casa e mi aggrappo al tavolo mentre accolgo il dolore. Dopo un po mi stanco e decido di mettermi a domire. Se il travaglio stava per partire sapevo che avrei avuto bisogno di tutte le energie possibili. Mi risveglio dopo qualche ora e sembra che il dolore si sia attenuato. Nel primo pomeriggio mi viene a far visita la mia ostetrica per la mia seconda visita a termine. Dalla visita il collo risulta totalmente appianato e pervio al dito ma l'utero ancora posteriore. Nel frattempo i dolori sono cessati del tutto. L'ostetrica mi conferma che quello che sento sono prodromi ma che ancora dobbiamo attendere, i dolori potrebbero anche durare parecchie ore e mi dice che sicuramente faremo notte. Mi dice che i dolori diventeranno sempre più forti e si raccomanda che io riposi. Con lo sconforto e il magone in gola torno a letto e il dolore magicamente riappare. Torna mio marito a casa nel tardo pomeriggio e vedendomi un po giù di morale mi dice di uscire a fare una breve passeggiata al supermercato vicino casa. Al supermercato ci sono dei momenti in cui mi devo sorreggere agli scaffali. I dolori continuano e penso che se non cessano prima o poi qualcosa accadrà. I dolori persistono per tutta la serata. Verso le 21.00 decidiamo di andare a letto e riposarci.
Mezz'ora dopo mi incomincio a lamentare nel letto, il dolore si sta pian piano intensificando. Vocalizzo perché è l'unico sollievo che riesco a provare al momento. Mio marito decide di cronometrare le contrazioni...sono ancora irregolari ma durano più di un minuto, sono ravvicinate e il dolore diventa sempre più intenso. Alle 22.45 tutto ad un tratto sento uno strano rumore, un tappo che si stappa...mi si rompono le acque e allago tutto il letto. Emozionata faccio un balzo dal letto e chiamo mio marito che nel frattempo si è appisolato accanto a me con ancora il cronometro in mano. Scatta fuori dal letto per prendermi un asciugamo e assieme andiamo in bagno per verificarne il colore. E lì devo dire che un po' ho avuto paura...avevo paura che potessero essere tinte e dover andare in ospedale. Ma la paura sparisce subito, il colore è limpido anche se assieme al liquido c'è anche il tappo mucoso e sangue. Chiamiamo l'ostetrica per dirglielo, le mandiamo una foto e con grande sopresa ci dice che è nei paraggi per un'altro parto vicino casa nostra. Ci dice che ora le contrazioni si intensificheranno e di tenere duro. Ritorniamo a letto e continuamo a cronometrare le contrazioni. Sì si stanno intensificando specialmente dietro ai reni. Nonostante la rottura completa del sacco continuo a perdere altre gocce qua e là. Alle 12.30 sentiamo suonare il citofono. La nostra ostetrica con gradita sorpresa è arrivata. Mi attacca al monitoraggio e mi visita. Ora non sono più in me...vocalizzo...mi lamento...sudo...e lei mi dice “molto bene sei già a 5 cm, sei già a metà strada!” gioisco e sorrido a mio marito che da quando è iniziato il travaglio mi è rimasto accanto tenendomi la mano, baciandomi e incoraggiandomi. Prosegue il travaglio e l'unica posizione in cui trovo sollievo e la posizione semi sdraiata perché sento meno dolore ai reni imbottita con i cuscini dietro la schiena. Sono ormai in una fase di trance. Sono in penombra con le luci soffuse nell'intimità della mia casa. Sta succedendo davvero. E' qui che voglio essere. Non ho paura...accolgo le onde con tutta la loro potenza. Intravedo entrambi mio marito e la mia ostetrica indafarrati a preparare tutto l'occorrente per il lieto evento. Alle 2 l'ostetrica mi comunica che sono a dilatazione completa. Incomincio a provare le spinte sul letto in posizione sdraiata laterale. L'ostetrica mi chiede se sento pressione da dover spingere ma ancora non sento nulla. Non sento ancora il bisogno imminente di spingere. Mi dice di andare in bagno e provare le spinte sul water. Non riesco a percepire nessuna pressione ed è frustrante. Sono stanca e accaldata. L'ostetrica mi chiede se voglio provare la vasca magari l'acqua mi potrà dare dell'ulteriore sollievo per poter anche provare le spinte. Entro nella vasca e all'inzio sembra quasi di provare meno dolore ma mi ricredo quasi subito. Mi metto a pancia in su nell'acqua e coi piedi ai margini provo a spingere. Cambio posizione e mi metto in ginocchio e con ogni contrazione provo a spingere ma la scarsa intesità della contrazioni non mi permette di spingere efficacemente. Provo ancora ma non si muove nulla. Dico che voglio uscire e fuori dalla vasca istintivamente torno a letto. Provo ancora qualche spinta sul letto questa volta semi sdraiata frontale...maledetta posizione litotomica l'unica che ora che mi da sollievo ma che non mi sta aiutando a far scendere la mia piccola. L'ostetrica si alza dal letto, va di la e ritorna con lo sgabello olandese. Mi dice dolcemente di scendere dal letto e venire a provare. Sono titubante per via del dolore ma lei nel suo modo risoluto ma incoraggiante mi dice che tante donne che lo provano si trovano bene e che aiuta le spinte ad essere efficaci. Mi dice con il cuore in mano che il dolore quello forte, quello vero lo proverò per forza in qualsiai posizione una possa provare perché è proprio quel dolore travolgente che serve a far nascere un bambino. Queste parole non le scorderò mai. Mi faccio convincere. Mi alzo e la raggiungo. Mio marito si siede dietro di me sostenendomi la schiena. Appoggio le mie mani nei suoi palmi, faccio un bel respiro, lo trattengo durante la contrazione, spingo con tutte le forze che ho e butto fuori l'aria due volte di seguito accompagnata dalle contrazioni. Entrambi l'ostetrica e mio marito mi incoraggiano e fanno il tifo...ormai sento il bisogno impellente di spingere e non riesco più a fermarmi. Una volta ogni tanto butto un occhio all'armadio specchiato che ho accanto a me. Sento la testa di mia figlia pian piano avanzare, l'ostetrica mi dice di toccarla per rendermi conto che oramai manca davvero poco all'incontro. Altre poche spinte e la testa di mia figlia è fuori completamente, la mia ostetrica mi aiuta a farla uscire pian piano e sento mia figlia finalmente scivolare fuori. Piange all'istante e io rimango lì seduta sullo sgabello incredula del miracolo che ho appena compiuto. Naomi nasce alle ore 4.47. 4.100 kg e 52 cm di puro amore.

Ero convinta che entrambi io e mio marito avremmo pianto ma nulla di tutto ciò è accaduto. Sono stata travolta da una felicità immensa, una scarica di adrenalina pura. Ad un tratto tutta la stanchezza non c'era più, lasciava spazio solo ad una sensazione di forza, orgoglio e sollievo che tutta fosse andato per il verso giusto. Il mio sogno si è avverato. La mia rinascita è finalmente avvenuta. Sono guarita.

Grazie a te B. Grazie a te Marco, amore mio che mi hai sostenuto e hai creduto in me sempre e fino in fondo...ma sopratutto grazie a te Naomi che avete reso il mio sogno possibile e un'esperienza indimenticabile.


Giorgia e Naomi
8 agosto 2014


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